Il gioco indie The Land of Pain ha avuto un ottimo riscontro, sia in termini di vendite che di critica, e se a questo aggiungiamo il fatto che si tratta del prodotto di una sola persona, non posso far altro che complimentarmi con l’autore. Ho contattato Alessandro per conoscerlo meglio e fargli alcune domande, è nata un’intervista molto interessante.

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Ciao Alessandro, il tuo The Land of Pain ha riscosso un notevole successo, sei contento del risultato? Ti saresti aspettato qualcosa del genere dal tuo primo gioco?

Ciao Andrea. Quando iniziai a sviluppare The Land Of Pain sapevo di voler creare quello che per me era l’horror ideale. Per me non si trattava solo di realizzare un buon prodotto, ma dovevo riuscire ad avere un ritorno tale da permettermi di continuare con questa attività. Di conseguenza ho dovuto lavorare sia  allo sviluppo del gioco che al marketing, arrivando anche a sfiorare le 16 ore di lavoro al giorno.

Dopo aver pubblicato la demo potei vedere i primi riscontri da parte dei giocatori e da lì ebbi conferma che il gioco aveva delle grosse potenzialità. Ora sono molto felice dei risultati ottenuti.

Vorrei quindi ringraziare di cuore tutti quelli che mi hanno seguito e supportato fino ad ora, ispirandomi a proseguire con un progetto tutt’altro che semplice.

Quando ti sei reso conto che avresti voluto sviluppare videogiochi?

Da appassionato di videogiochi sono sempre stato attratto da questo mondo, ma l’idea di iniziare a percorrere seriamente la strada dello sviluppatore è nata solo alcuni anni fa, quando mi resi conto che le opportunità lavorative che mi si presentavano non stavano soddisfacendo le mie aspettative. Sono sempre stato molto ambizioso e ad un certo punto ho capito che era arrivato il momento di realizzare qualcosa di mio. Non avevo idea di come si sviluppassero i videogiochi, ma l’idea mi intrigava troppo e così mi sono buttato in questa avventura.

Qual è stato il tuo percorso formativo?

Ho un diploma di perito informatico, che però mi ha dato solo una minima infarinatura di quello che mi avrebbe atteso nella carriera da sviluppatore di videogiochi. Dopo essermi diplomato sono entrato nel mondo del lavoro fino a quando ho deciso di intraprendere la strada dello sviluppatore.

Tutte le principali conoscenze che ho acquisito, derivano da ricerche e studi che ho conseguito per conto mio, da autodidatta.

Chi è Alessandro nella vita quotidiana? Quanti anni hai? Continui a studiare, lavori, ti dedichi full time allo sviluppo… quali sono i tuoi hobbies?

Ho 29 anni e grazie ai risultati ottenuti con The Land of Pain ora posso dedicarmi alla creazione di videogiochi full-time. Passo la maggior parte della giornata a lavorare nel mio studio, ma appena ho un po’ di tempo libero cerco il contatto con la natura. Adoro infatti l’aria aperta e vivendo in montagna posso dedicarmi a ciò che più mi piace: andare in bicicletta, fare escursioni e andare in moto. Ovviamente ho nel cuore la passione per i videogiochi, quindi quando posso mi rilasso con una bella partita.

The Land of Pain ha delle chiare influenze Lovecraftiane, immagino sia uno dei tuoi autori preferiti. Quali letture influenzano i tuoi giochi?

La passione per Lovecraft come autore la devo in realtà alle avventure grafiche e agli horror investigativi degli anni duemila. Dopo aver scoperto che molti dei titoli che ho apprezzato di più si ispiravano alla letteratura di H. P. Lovecraft, iniziai a leggere alcuni dei suoi racconti come DagonCall of Cthulhu e La Maschera di Innsmouth. Da quel momento ho iniziato ad appassionarmi al genere, esplorando anche autori come Egdar Allan Poe, fonte d’ispirazione per lo stesso Lovecraft.

Altro genere, in questo caso  cinematografico, che mi coinvolge molto è la fantascienza, in particolare quella di registi del calibro di Stanley Kubrick (2001: Odissea Nello Spazio) e Ridley Scott (Alien).

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Su cosa stai lavorando attualmente? C’è un nuovo progetto in cantiere, ci puoi raccontare qualcosa?

Al momento sto lavorando a un nuovo titolo, un’avventura horror in prima persona: The Alien Cube. Per ora sto completando una demo che dovrebbe essere pronta entro quest’estate. La trama tratta di un tuo parente scomparso in strane circostanze e degli inquietanti avvenimenti che dovrai affrontare per scoprire cosa ci sia dietro a questo mistero. Ciò che verrà alla luce ti farà dubitare della realtà che ti circonda e delle tue stesse percezioni. Tra i luoghi da esplorare ci saranno grotte, vecchi edifici, strutture sotterranee, foreste innevate e molto altro.

Inoltre, anche The Alien Cube è di ispirazione lovecraftiana e per certi aspetti si collega a degli avvenimenti accaduti in The Land of Pain. Sarà quindi  interessante per gli appassionati scoprire delle curiosità in più sul protagonista e sull’universo che avevo creato nella prima avventura.

Quali sono le aspettative per questo tuo secondo titolo?

Dopo aver sviluppato TLoP ho migliorato le mie conoscenze nell’uso del motore di gioco Cryengine e in tutto ciò che implica la creazione di un videogame. Il mio obiettivo ora è quello di far sì che The Alien Cube sia un prodotto più evoluto per molti aspetti, come il gameplay, la grafica e il comparto narrativo, sfruttando ciò che ho imparato in precedenza. Per questo mio secondo titolo sono quindi fiducioso e non vedo l’ora di vedere i primi risultati concretizzarsi.

Alessandro rimarrà un lupo solitario oppure in futuro non esclude lavorare in team?

Per il momento continuerò a lavorare in solitaria, finchè riuscirò a gestire tutti gli aspetti. In futuro però potrei considerare di ampliarmi.

Grazie per aver trovato il tempo per rispondere alle domande.

Grazie per l’intervista, non appena ci saranno novità sulla demo (The Alien Cube, nda), possiamo risentirci volentieri!